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LETTERA AL DIRETTORE (IL MATTINO)
Giovedì 08 Luglio 2010 alle ore 00:00

Caro Direttore,

ho avuto modo di apprezzare in molte occasioni lo spirito sapientemente critico con il quale il suo giornale affronta le tante e complesse questioni legate al cosiddetto “nuovo meridionalismo” e, dunque, non posso esimermi da una riflessione: la ennesima polemica nord-sud, montata sulle parole di Tremonti, non mi convince.

Gli strali che il Ministro lancia contro il sud, proprio ora, sanno di retorica troppo vecchia per non essere strumentale e le repliche dei governatori troppo difensive.

Da un canto, ritorna la litania sulla incapacità di spesa delle regioni del Mezzogiorno e si sparano cifre nel vuoto.

Se 40 e più' sono i miliardi non investiti nel sud dell'agenda 2007/13, 18 all'incirca sono quelli che dovrebbero essere messi a disposizione dal governo nazionale e i restanti da quelli regionali. Ma c'è crisi, e non da oggi, per cui dai tempi di Padoa Schioppa e forse anche da prima, i piani regionali, fatti male, senza strategia e con la logica della sommatoria senza storia e senza prospettiva (se non quella elettorale), sono stati regolarmente approvati dai governi centrali che su di essi devono dare il via libera per garantirne la compatibilità con il piano nazionale e assicurare la copertura dell'addizionalità dovuta.

Dall'altro, e questo è il secondo elemento di disarmonia di questo afoso dibattito, ci si accanisce sulla ingiustizia dell'aumento della pressione fiscale, senza rendersi conto che farlo oggi è evidentemente ipocrita.

L'IRAP, per legge, può e deve essere portata dalle regioni fino all'aliquota massima del 5,25%,  laddove sia necessaria una entrata aggiuntiva per non uscire fuori dai parametri del patto di stabilità interno. Le regioni del sud, Campania in testa, hanno tenuto negli anni dal 2006 il prelievo sempre più alto rispetto alle altre regioni e hanno nel contempo beneficiato degli interventi straordinari dello stato. In Campania si certifica lo sbilancio sanitario già nel 2005. Da allora si ripiana con prelievi regionali maggiorati e con aiuti da parte dello stato.

Oggi di diverso c'è che non ci sono più risorse e dunque si chiudono improvvisamente i rubinetti! Non ci sono dei nuovi Drac(q)uli sui quali scaricare le colpe.

La propensione allo spreco e la logica del tiriamo a campare (che hanno regnato prevalentemente nel meridione) vanno punite, ma i sermoni fuori stagione e fuori luogo ancor di più'. Qui non c'è un cialtrone del sud..... C'è in realtà un sistema di interessi che e' crollato sotto il peso della crisi mondiale e che ha messo l'un contro l'altro i "sodali". Il vero cialtrone è l'amministratore medio che per coprire le proprie mancanze cincischia.

A luglio dello scorso anno e' stato annunciato dal Governo il piano per il Sud. Ma, al di là di qualche indiscrezione e della costituzione del "Board" della banca del Mezzogiorno, non si e' ancora visto nulla di concreto. Mi chiedo cosa sia cambiato dall'anno scorso a oggi, per determinare il Governo a consegnare al Sud offese invece di quel piano, fatto di credito, infrastrutture, sicurezza, trasparenza, semplificazione e investimenti, dichiarato necessario per rilanciare l'economia nazionale. Cosa e' successo negli ultimi 12 mesi?! Che 4 dei 6 governatori del Sud sono cambiati; il che vuol dire che anche i cittadini hanno deciso di collaborare. E' accaduto che grazie alla politica economica nazionale, rigorosa e lungimirante, l'Italia ha lasciato la propria tradizionale posizione nel circolo dei "PIGS" ( Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) all'Irlanda e ha allontanato lo spettro della recessione. Alla luce di tali significativi mutamenti mi sarei attesa un finale diverso. Ma evidentemente mi sbagliavo. Tutto cambia perchè tutto resti come e'!