Ingiusta durata del processo, no ai risarcimenti…

Scritto da Erminia. Pubblicato in Senza categoria

INGIUSTA DURATA DEL PROCESSO. IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA TENTA DI EVITARE I RISARCIMENTI FACENDOSI BEFFA DEI CITTADINI VITTIME DELLA MALAGIUSTIZIA.
Egregio Ministro Orlando
Non puoi avallare il comportamento del tuo ministero, che, attraverso espedienti processuali, tenta di sottrarsi a un adempimento dovuto.
Nell’ambito del procedimenti ex legge PINTO – INGIUSTA DURATA DEL PROCESSO – il tuo Ministero si rifugia in una speciosa difesa, proposta, peraltro, con atti fotocopia malamente integrati a penna, fondata sulla interpretazione del termine per proporre il ricorso, quale termine sostanziale e non processuale, al solo fine di opporsi al legittimo riconoscimento della misera indennità che le Corti d’Appello attribuiscono ai cittadini vessati da decenni di processi!
L’ipocrisia di tale comportamento è evidente. Da un lato la legge che tu stesso proponi offre un ristoro per i danni da ingiusta durata del processo, attraverso la previsione di un procedimento ad hoc, seppure oneroso e complesso, dall’altro il tuo difensore ex lege, l’Avvocatura dello Stato, ti scherma inventandosi (la corte di Cassazione afferma da sempre la tesi opposta) una questione di decadenza perché i 30 giorni di ospensione feriale non dovrebbero calcolarsi nel computo. È ingiusto e scorretto, sul piano politico. E’ illegittimo e infondato sul piano processuale (ma questo, spero,
lo dichiarino i giudici, che non vorranno divenire complici di un’azione simile!).
Ho svolto la funzione di legislatore per quasi 20 anni, in sede regionale, nazionale ed europea, e so bene cosa si muove dietro questi comportamenti; è la solita legge del più forte, Lo Stato, contro il cittadino onesto.
Il cittadino, vittima della cronica patologia del sistema giustizia, per avere ragione del proprio diritto al risarcimento, viene caricato di un ulteriore procedimento, per poi ritrovarsi CONTRO il Ministero della Giustizia, che invece di amministrare il proprio ruolo di garante del rispetto delle regole che esso stesso detta, sparge mine sul percorso imposto.
Nel 1950, fu siglata a Roma la “Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali” con la quale venne introdotto il principio di ragionevole durata processuale: Art. 6 della Convenzione “Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge”.
Il principio della ragionevole durata del processo è stato recepito in Italia anche a livello costituzionale con la legge sul giusto processo in modifica dell’art. 111 della Carta: Art. 111 Cost. “…Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura a ragionevole durata…”.
Nonostante le prescrizioni siano così dettagliate (a livello europeo e nazionale) l’Italia le trasgredisce spesso subendo, per questo, frequentemente dei procedimenti sanzionatori da parte della Comunità Europea.
Negli anni, questo stato di cose ha generato una sensibilità nazionale che ha indotto il legislatore ad introdurre una disciplina che avrebbe dovuto costituire sia un deterrente contro i ritardi della macchina processuale sia una tutela per il cittadino che ne rimane vittima (normativa nota come Legge Pinto, dal nome del suo estensore vigente fin dal 24 marzo 2001 che ha introdotto il diritto a ottenere un risarcimento per coloro che subiscano danni, patrimoniali e non, a causa della violazione della “Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali). Purtroppo, negli anni, direi “fatta la legge, si è creato l’inganno per i cittadini”.

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